Basilica di S. Clemente
La basilica di San Clemente a Roma dedicata a papa Clemente I.
E' stata costruita nei primi anni del XII secolo da papa Pasquale II, dopo la distruzione di questa parte della città nel 1084 da parte dei Normanni di Roberto il Guiscardo, ma con il suo atrio, il suo coro delimitato da un recinto marmoreo e i suoi amboni, è il modello perfetto delle antiche basiliche di Roma. Pasquale II seguì, su scala minore, le linee di una chiesa più antica, ed utilizzò, adattandoli, anche vari suoi materiali. Alcuni plutei marmorei dell'attuale coro (schola cantorum), per esempio, risalgono a papa Giovanni II (533-535).
La facciata
La chiesa è preceduta dal quadriportico, a cui si accede tramite un protiro sorretto da quattro colonne di recupero. La facciata, in stile barocco, è opera di Carlo Stefano Fontana, nipote del più famoso Carlo Fontana, che la realizzò fra il 1713 e il 1719. Essa ha al centro, sopra le arcate del portico, una grande finestra ad arco a tutto sesto inquadrato fra due lesene. Alla sinistra della facciata, il campanile.
L'interno
L'interno, rimaneggiato in stile barocco ad eccezione del presbiterio e dell'abside, è suddiviso in tre navate, ciascuna terminante con un'abside, da colonne antiche di varia provenienza, con capitelli ionici in stucco. Il pavimento, originale, è un bell'esemplare cosmatesco; nel mezzo della navata, prima del presbiterio, la schola cantorum, del XII secolo, che reimpiega diversi frammenti provenienti dalla chiesa inferiore; essa è costituita dal recinto lungo il quale si innestano i due pulpiti. Al termine della schola cantorum si trova l'altare maggiore, sovrastato dal ciborio medievale. Nell'abside centrale è conservato il meraviglioso mosaico, con al centro Cristo crocifisso tra la Vergine e S. Giovanni Evangelista. Nell'opera la croce, sulla quale si trovano dodici colombe a rappresentare gli apostoli, è rappresentata come arbor vitae, sorgente da un cespo di acanto, tra i cui girali si trovano figure di animali e uomini. Al di sotto del mosaico è un affresco con gli Apostoli, risalente al XIV secolo ma successivamente ridipinto. Notevole è anche, all'inizio della navata sinistra, alla base del campanile, la cappella di Santa Caterina d'Alessandria, completamente affrescata da Masolino da Panicale e da Masaccio.
L'antica basilica
Nel 1858 la chiesa più antica, posta sotto l'edificio attuale, fu dissotterrata dal priore Mullooly. La chiesa più antica fu costruita sotto Costantino I (morto nel 337) o poco dopo. La chiesa è menzionata in iscrizioni del tempo di papa Damaso I (morto nel 384) e di papa Siricio (morto nel 399).
La basilica inferiore è di notevole interesse grazie ai suoi affreschi, sia nel nartece che, in generale, negli interni: si tratta infatti di importanti opere medievali (XII secolo).
La basilica inferiore è di notevole interesse grazie ai suoi affreschi, sia nel nartece che, in generale, negli interni: si tratta infatti di importanti opere medievali (XII secolo).
Negli affreschi della basilica sono raffigurati alcuni miracoli attribuiti a San Clemente. In uno degli affreschi è raccontata la leggenda miracolosa del prefetto Sisinnio, il quale, arrabbiato a causa della conversione della propria moglie Teodora, la seguì con alcuni soldati; quando la trovò in una sala mentre assisteva ad una messa celebrata da Clemente, ordinò il suo arresto, ma Dio non lo permise accecando Sisinnio e i soldati, che, credendo di portare via Teodora e Clemente, in realtà trascinarono colonne. Il prefetto restò cieco fino al suo ritorno a casa.
Iscrizione di san Clemente e Sisinnio
Rappresenta il patrizio Sisinnio nell'atto di ordinare ai suoi servi (Gosmario, Albertello e Carboncello) di legare e trascinare San Clemente. I servi, accecati come il loro padrone, trasportano invece una colonna di marmo. Si tratta di un frammento della Passio Sancti Clementis. Si leggono, a mo’ di fumetto, queste espressioni (la cui attribuzione ai singoli personaggi è fortemente discussa). Questa è la proposta più condivisa: Sisinium: «Fili de le pute, traite, Gosmari, Albertel, traite. Falite dereto co lo palo, Carvoncelle!» San Clemente: «Duritiam cordis vestri, saxa traere meruistis». Traduzione: Sisinnio: «Figli di puttana, tirate! Gosmario, Albertello, tirate! Carvoncello, spingi da dietro con il palo» Clemente: «A causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare sassi».
La prima parte è tutta in volgare, con chiare influenze romanesche. Da notare che "de le" e "co lo" sono già preposizioni articolate. La seconda parte è scritta in latino, ma vi sono varie stranezze; "duritiam", ad esempio, è un accusativo, ma dovrebbe essere un ablativo: è un chiaro segnale che ormai non si usino più i casi latini, ma ci si affidi ad un caso unico. Inoltre, in luogo del latino "trahere" si riporta la caduta dell'h, "traere". Sisinnio, infine, usa l'epiteto "Fili de le pute" in funzione fàtica: infatti, nell'italiano antico la frase non era offensiva come lo è oggi.
Le costruzioni romane
Sotto le fondamenta furono rinvenute camere di epoca imperiale e muri in tufo del periodo repubblicano.
L'edificio repubblicano databile all'inizio del I secolo d.C. è a base rettangolare e presenta piccole stanze allineate sul muro esterno.
L'edificio repubblicano databile all'inizio del I secolo d.C. è a base rettangolare e presenta piccole stanze allineate sul muro esterno.
Alla seconda metà del II secolo d.C. risale una seconda abitazione, posta alla spalle della prima. La sua struttura constava di quattro file di stanze, due delle quali hanno la volta decorata da stucchi e di un cortile interno circondato da quattro corridoi. Uno scalone porta al piano superiore del quale resta solo il muro orientale e qualche parete.
Queste camere comunicano con un Mitreo situato, al livello più basso, oltre l'abside della chiesa, ricavato nel cortile dell'abitazione del II secolo d.C. De Rossi immaginava che questa fosse una cappella cristiana dissacrata intenzionalmente dalle autorità durante l'ultima persecuzione. Lightfoot ha suggerito che le stanze potessero appartenere alla casa del console Tito Flavio Clemente, scambiata in seguito per l'abitazione del papa. Nel Mitreo fu rinvenuta una statua del Buon Pastore.
Scavi di San Clemente
Al di sotto della basilica inferiore di San Clemente si trovano varie strutture romane. I resti più antichi sono quelli di un edificio a base rettangolare composti da muri in grossi blocchi di tufo. Il lato breve misurava 29,60 metri, mentre quello lungo, oltre una serie di piccoli ambienti, non è completamente scavato. Queste stanze, che si allineano sul muro esterno, sono larghe 4,30 metri e coperte da volta a botte in opera reticolata intervallata da laterizi (opera mista); nel senso della lunghezza sono tagliate dal muro di sostegno degli edifici soprastanti. In base alla tecnica edilizia questo edificio è databile all'inizio del I secolo a.C., prima del grande incendio del 64.
Alla seconda metà del II secolo d.C. risale una seconda abitazione, posta alla spalle della prima, della quale non si conosce l'ingresso. In quello che era il pianterreno si contano quattro file di stanze, due delle quali hanno la volta decorata da stucchi; quattro sono anche i corridoi che circondano un cortile interno; uno scalone porta al piano superiore del quale resta solo il muro orientale e qualche parete. Forse il pian terreno era già a un livello sotterraneo, per cui l'ingresso forse si trovava al primo piano, come sembra suggerire anche la presenza della volta a botte nell'edificio di tufo, che sorreggeva il pavimento a questo livello.
Il Mitreo
Nel secondo quarto del III secolo il cortile della casa di epoca imperiale venne trasformato in mitreo: furono allora chiuse le porte che vi si affacciavano e venne creata una volta a botte col soffitto decorato da stelle, alludendo alla simbologia del mitraismo. In fondo venne creata una nicchia dove si trovava la statua del dio Mitra e venne collocato l'altare, ancora presente, con il dio Mitra che uccide il toro sul lato principale e i dadofori Cautes e Cautopates sui lati. Lungo le pareti si trovano i consueti banconi in muratura dove sedevano i fedeli.
Verso la basilica
Tra il 250 e il 275 si modificò quello che era il piano superiore, costruendo un edificio in laterizio che sul lato nord sfruttava le costruzioni più antiche. Non sono presenti muri divisori, quindi si trattava di una grande sala divisa in due o tre navate e con varie aperture laterali che conducevano all'esterno (anche se non direttamente sulla strada) o ad altri vani. Forse si tratta del primitivo titulus di San Clemente, citato nelle fonti. Nel corso del IV secolo l'aula venne trasformata nella basilica inferiore, ancora oggi visibile, creando un'abside, ponendo le due file di colonne, rifacendo le aperture finestrate e aggiungendo un portico esterno e alcune stanze di servizio, forse i pastoforia. Le proporzioni di larghezza notevole rispetto all'altezza fanno propendere per una datazione alta della basilica, al IV secolo, che sarebbe così la più antica basilica cristiana a tre navate conservatasi.







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