SS. Quattro Coronati
Il nome di questo convento deriva dai quattro soldati martirizzati ("coronati" cioè dal lauro del martirio), rei di non aver voluto giustiziare quattro o cinque scultori che si erano rifiutati di scolpire la statua di un idolo pagano, affermando così la loro fede cristiana.
La chiesa oggi ha l'aspetto di una rocca medioevale, circondata da imponenti mura e sormontata da una torre.
Il nucleo originario fu costruito nel IV secolo da papa Melchiade del quale sopravvive ancora l'abside ed alcuni resti situati al di sotto dell'attuale basilica.
Nel VII secolo papa Onorio I ricostruì ed ampliò la chiesa che poi nel IX secolo Leone IV sottopose a radicale restauro.
Distrutta dai Normanni di Roberto il Guiscardo nel 1084, la chiesa fu ricostruita in forme ridotte da Pasquale II all'inizio del XII secolo: in questa occasione la parte anteriore fu trasformata in cortile, la navata centrale originaria divisa in tre navate tramite due file di colonne e le navate laterali trasformate in chiostro l'una ed in refettorio l'altra.
Con Martino V divenne dimora episcopale; nel 1521 passò ai Camaldolesi e nel 1560 alle suore Agostiniane, che ancora ne mantengono la cura.
Per secoli fu il bastione del Palazzo del Laterano e residenza papale: nel 1265 vi dimorò anche Carlo d'Angiò.
L'ingresso alla chiesa avviene attraverso un portale ad arco sovrastato dalla massiccia torre campanaria del IX secolo, la più antica superstite di Roma: molto semplice e tozza, è costruita in cortina e presenta un loggiato con quadrifore sovrastato da una semplice cornice costituita da mensolette in marmo prive di decorazione.
Oltrepassato il portale si accede ad un primo cortile, con arcate tardocinquecentesche, corrispondente all'antico atrio di ingresso della basilica.
Attraverso un architrave si passa in un altro cortile a cielo aperto, corrispondente alla parte anteriore dell'antica basilica, trasformata appunto in cortile nella ricostruzione di Pasquale II: da qui, attraverso un portico costituito da colonne con capitelli ionici e corinzi, si giunge all'ingresso della chiesa.
L'interno basilicale a tre navate si presenta con un pavimento cosmatesco ed un soffitto ligneo con lo stemma del donatore, il card. Enrico di Portogallo (1580).
Dalla navata di sinistra si accede al bellissimo chiostro costruito intorno al 1220, nell'area precedentemente occupata dalla navata sinistra della chiesa antica. A pianta rettangolare, presenta reperti paleocristiani e romani alle pareti e quattro gallerie divise in due campate da pilastrini sui quali sono scolpite paraste scanalate. Le campate sono formate da una serie di otto archetti nei lati lunghi e di sei nei corti. Tutti gli archetti hanno la doppia ghiera e sono sostenuti da colonnine binate, con capitelli a nenufari e basi con foglie protezionali d'angolo, che poggiano sullo stilobate. La parte medioevale termina con una trabeazione in laterizio, composta da corsi di mattoni lisci ed a denti di sega alternati, intramezzati da una zona di marmo dove compare una decorazione a mosaico, formata da rombi che inscrivono stelle, croci e quadrati. Il cortile interno, tenuto a giardino, presenta al centro un "cantharus", ovvero un vaso per le abluzioni, del tempo di Pasquale II. La fontana ornava l'atrio della chiesa già nel IX secolo e fu rinvenuta per caso, quasi completamente interrata, nel corso dei lavori di restauro del 1917.
Nella Cappella di Santa Barbara, triabsidata e coperta a volta, vi sono notevoli resti di affreschi del secolo IX e XIII.
Nella Cappella di S.Silvestro, costruita nel 1246, di forma rettangolare con volta a botte e pavimento di tipo cosmatesco, gli affreschi narrano la leggenda della conversione di Costantino da parte di Silvestro I, papa dal 314 al 335: all'imperatore, colpito dalla peste, venne prescritto un bagno nel sangue di bambini sacrificati allo scopo, ma Costantino, respinta una terapia così terribile, si rivolse a Silvestro dopo una visione degli apostoli Pietro e Paolo. Il papa lo curò e lo battezzò e l'imperatore, nella scena finale, è raffigurato in ginocchio davanti al papa, implicito riferimento del papato quale erede dell'Impero Romano.
La chiesa conserva le spoglie dei Quattro martiri sotto l'altare maggiore e, fino a non molto tempo fa, anche la testa di S.Sebastiano: la reliquia del santo, ritrovata entro un bellissimo vaso d'argento smaltato e contrassegnato da un'iscrizione votiva di papa Gregorio IV, è stata trasferita ai Musei Vaticani. La chiesa sorge sull'omonima via dei Ss.Quattro, che corrisponde al tratto iniziale dell'antica "Via Tusculana", la quale proveniva dal Colosseo, fiancheggiava a sud il "Ludus Magnus", usciva dalle Mura Serviane dalla "Porta Querquetulana" (situata proprio all'altezza dei Ss.Quattro) e, dopo essersi incrociata con la "Via Caelimontana", usciva da una posterula presso S.Giovanni in Laterano e si dirigeva verso Tuscolo (Frascati).





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